Segno e Memoria nelle incisioni di Paladino

Segno e Memoria nelle incisioni di Paladino

5 ottobre 2016


A Cagliari un omaggio alla poetica immaginifica di Mimmo Paladino e al suo rapporto incantato e sempre nuovo con l’arte grafica. L’incontro magico tra parola e scrittura e il confronto con i grandi della letteratura di tutti i tempi.

Cagliari, Musei Civici-Palazzo di Città
15 dicembre 2016 – 12 marzo 2017

In più occasioni i Musei Civici di Cagliari hanno prestato attenzione e interesse al mondo dell’arte grafica, così come hanno dimostrato una particolare sensibilità verso l’opera di Mimmo Paladino – tra i massimi artisti figurativi italiani contemporanei, esponente della Transavanguardia – acquistando per le collezioni civiche nel 2012 cinque sculture del ciclo dei Dormienti che ora accolgono i visitatori nella vasche d’ingresso della Galleria Comuanle d’Arte.

Il rapporto di Mimmo Paladino (1948, Paduli-BN) con l’opera grafica è davvero intrigante, come da sempre nella storia dell’arte lo è il rapporto tra la parola e l’immagine: una relazione verso la quale Paladino, artista poliedrico e affabulatore, ha mostrato negli anni un’attrazione del tutto particolare grazie anche alla sua formazione, nutrita sia d’arte figurativa che letteraria.
Le sperimentazioni e le invenzioni che egli attua nell’opera grafica, seguendo non tanto le “regole dell’incisione” quanto il suo arbitrio fantastico e visionario, così come le collaborazioni con poeti e scrittori per la realizzazione di tanti preziosi libri d’arte, attraversano più di trent’anni della sua attività, con atteggiamenti ideativi e realizzativi che sembrano mutare dinanzi a ciascun procedimento tecnico utilizzato: dall’acquaforte all’acquatinta, dalla xilografia alla serigrafia, dalla litografia alla puntasecca.

La mostra che si tiene dal 15 dicembre al 12 marzo 2017 a Cagliari – Palazzo di Città – Musei Civici, promossa dal Comune di Cagliari e da Casa Falconieri, con il sostegno della Regione Sardegna e della Fondazione Banco di Sardegna – ripercorre l’avventura grafica di Mimmo Paladino a partire dalla metà degli anni ’90, attraverso la selezione di circa ottanta opere (prestate da Editalia – storica casa editrice romana, dal 1991 parte del Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – e da Colophon Arte) con due inediti per l’Italia, che mettono in luce quanto sia congeniale all’artista campano questo mezzo espressivo per una “completa e approfondita manifestazione del suo particolare e segreto mondo immaginativo”, come ben sottolinea Enzo Di Martino, profondo conoscitore dell’arte di Paladino e autore del catalogo della mostra.

Il progetto dell’esposizione, curato da casa Falconieri, che da oltre 35 anni opera nel campo della ricerca e della sperimentazione nelle arti visive e in particolare nell’arte incisoria, è una delle tante iniziative culturali che questa realtà, attiva in Sardegna, ha messo in atto con lo scopo di valorizzare l’arte grafica e il potenziale sardo. Parte del progetto “I luoghi del segno” – che nasce con i Musei Civici di Cagliari nel 1997 e che ha visto numerose collaborazioni internazionali – la mostra fa seguito all’esposizione delle opere grafiche di Mimmo Paladino tenutasi a Bilbao nel 2014 nell’ambito del Festival dell’inicisione (FIG Bilbao), realtà ormai affermata a livello internazionale anch’essa affermata a livello internazionale anch’essa ideata da Casa Falconieri.

Paladino trova nell’arte grafica, che considera indipendente e altrettanto rilevante rispetto alla pittura o alla scultura, una libertà espressiva e sperimentale inesauribile.

Sente la necessità di lavorare dentro la materia, mischiando tecniche incisorie diverse sulla stessa pagina, materiali e assemblaggi complessi, fino a impadronirsi della matrice. Vuole farsi trasportare, nel confronto con la poesia e con i più grandi testi letterari di tutti i tempi o nel gioco che egli avvia con la parola, in una dimensione “altra”, in cui evocare i propri sogni.

Già in Quattro testi sacri per il terzo millennio (1994), incisioni originali associate a testi religiosi scelti da altrettanti poeti, così come nelle dodici tavole dedicate al poeta siriano Adonis e raccolte in ADONIS – Non ha età il segreto che racconta di noi (2011) – tutte realizzate in collaborazione con la casa editrice Colophon Arte † Paladino riesce a suggerire nuove prospettive di lettura attraverso immagini dal taglio inedito e sorprendente, esaltando una parola o un passaggio dei testi reinterpretati con grande forza espressiva e profonda efficacia narrativa. Lo stesso vale per Italia (2009), quattro incisioni all’acquaforte e una puntasecca, che accompagnano frammenti di Jorge Luis Borges dedicati a Dante.

Ma è soprattutto in Ombre (Editalia) – straordinario libro d’artista realizzato a quattro mani con il fotografo Ferdinando Scianna – e nella sorprendente impresa editoriale del Don Chisciotte (Editalia), realizzata nel 2005 nell’ambito del più ampio progetto sul personaggio di Cervantes, che Mimmo Paladino manifesta l’irrinunciabile complessità del suo immaginario, riuscendo forse a dare forma visiva perfino alla sua concezione del mondo.

Ombre, cui è dedicato un intero piano espositivo a Palazzo di Città, è una lunga sequenza di incisioni (42) e fotografie (30), un “leporello” che si srotola per 24 metri come una pellicola cinematografica, in cui le opere grafiche di Paladino si alternano alle fotografie di Scianna, creando un percorso di riflessione sul tema dell’ombra e della luce. I diversi elementi instaurano un dialogo artistico di indubbia forza espressiva, indagando i misteriosi rimandi culturali e poetici e sviluppando un discorso intorno al tema del doppio. “L’Ombra seduce e minaccia, sfugge a qualsiasi trappola” scrive Corrado Bologna. “Rimane testardamente incollata al corpo: certifica, saldata al suolo, la caduca, mortale presenza nostra e delle cose. Non si può, proprio non si può, in questo mondo, ‘non avere un’ombra’. Non può alcun essere umano, giacché guarda impotente, con timore, il proprio sdoppiamento imperfetto che scivola al suolo, dal lato opposto ai raggi del sole”.

In Don Chisciotte – 45 tra incisioni all’acquaforte e acquatinta, acqueforti e collages e quindici impressioni tipografiche – Mimmo Paladino si fa sedurre dal personaggio tratteggiato nel libro di Cervantes.
Le immagini dell’artista dialogano con i versi del poeta Giuseppe Conte, che narra “l’eroe mitico mediterraneo”. Qui parlare di illustrazione è davvero riduttivo: l’artista non “illustra” il Don Chisciotte, ma dialoga e gioca con il libro, l’autore e i personaggi, facendo insistentemente emergere il suo personale mondo visionario. «Credo che il sogno di Don Chisciotte, alimentato dalla fantasia dell’immaginario, sia l’unico mondo possibile – scrive Paladino in proposito – è l’utopia vincente. Il folle in realtà non è folle. La pazzia è altrove”.
Esplosione di colori, scarnificazione del segno: Paladino “riscrive” il romanzo spagnolo con gli strumenti dell’arte figurativa, sfruttando la sua profonda conoscenza dei procedimenti tecnici della grafica per accentuare le possibilità espressive ed evocative del segno e del colore. Don Chisciotte smetterà di fare il cavaliere “perché in questo mondo di bombe e di spingarde non c’è più posto per la cavalleria”: Paladino sente l’attualità del messaggio “ma la mia speranza – conclude – è che la sua follia sia davvero contagiosa».
Insomma se l’amore per la letteratura ha spinto il maestro della transavanguardia a confrontarsi con alcuni capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi – dall’Agamennone di Eschilo alla Divina Commedia, dall’Ulisse di Joyce a La luna e i falò di Pavese – è il Don Chisciotte che lo affascina, inducendolo a nuovi sogni e fantasie.

Ed è infatti il visionario cavaliere della Mancha, trasportato questa volta nella terra d’origine dell’artista – il Sannio – il protagonista della prima opera cinematografica, di Mimmo Paladino, presentata nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia e ora inserita nel percorso della mostra a Cagliari.

Quijote, con Peppe Servillo nel ruolo del protagonista e Lucio Dalla nei panni di Sancho Pancha, liberamente ispirato al romanzo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha di Cervantes, è innanzitutto un “poema visivo” – come lo definisce Enzo Di Martino – in cui il paesaggio, il territorio agricolo e industriale della provincia di Benevento non lontano da Paduli, viene caricato di elementi simbolici; una trasposizione pittorica – con citazioni continue da Pasolini a Tarkvoskij – che si avvale di un taglio teatrale e di immagini statiche all’interno di scenografie, in cui appaiono le stesse opere di Mimmo Paladino ma anche riferimenti a Caravaggio e Jacques-Louis David.

Un mondo di rimandi, di suggestioni, di immaginazioni funamboliche a creare un universo in cui, forse, lo spirito cavalleresco ha ancora possibilità di esistere.

In mostra anche un grande torchio per una sezione laboratoriale che si preannuncia molto frequentata.

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