Autore
Annigoni Pietro - Dettaglio Artista
Recupera i caratteri specifici del linguaggio artistico tradizionale (quali l’impianto prospettico, la composizione, il disegno, il colore, la luce, la volumetria, la spazialità) con l’obiettivo di rendere quanto più possibile realistica la rappresentazione del dato rilevato in natura. Si ricollega al patrimonio figurativo del passato ed elabora una visione di limpido rigore formale, che si richiama oggettivamente alla sostanza del reale. Avalla un iniziale ricorso a fonti nordiche di pittura rinascimentale e barocca nell’uso di un colorismo smaltato, la cui algida purezza si stempera nelle cromie più calde, intrise di soffusa luminosità delle opere mature. La luce, pur morbida e omogenea, mette a fuoco con esattezza lenticolare i minimi dettagli fisionomici, irradia le salde anatomie corporee, rileva i valori dell’epidermide, dei capelli, dei tessuti, facendone percepire tattilmente la qualità materica. L’immagine acquisisce una coerenza formale d’alto livello, il cui magistero, laddove si produce nell’esemplare scorrevolezza di segno grafico e pittorico, elude la componente accademica ponendola marginalmente nell’economia della figurazione, che è sempre sorretta da un impianto disegnativo volumetrico, sensibile nel segno avvolgente, appieno partecipe alla strutturazione dell’immagine complessiva.
Nasce a Milano nel 1910. Tra il 1921 e il 1924 è iniziato all’arte da suo padre, disegnatore. A Firenze, dove ha seguito la famiglia trasferitasi nel 1925, frequenta contemporaneamente l’Accademia di Belle Arti (corsi di scultura e pittura di Carena e Graziosi), la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia, quella del Circolo degli Artisti e l’altra, d’incisione, del Celestini.
Debutta esponendo disegni alla Galleria Cavalensi e Bozzi; nel 1932 allestisce la prima personale in Palazzo Ferroni, bene accolta da De Chirico e da Ugo Ojetti. Sin dal trasferimento nella capitale fiorentina effettua viaggi di studio in Italia e in Europa; visita chiese, musei e disegna costantemente: attività quest’ultima incrementata per tutta la vita (nel 1944 l’artista espone i suoi fogli sulle distruzioni di Firenze, oggi al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi).
Nel 1947 partecipa alla mostra “Pittura del Gruppo di pittori moderni della realtà” presso la Galleria dell’Illustrazione a Milano; vi sono presenti, tra gli altri, Antonio e Xavier Bueno, Gregorio Sciltian. L’anno dopo assieme ai tre artisti espone alla Galleria La Margherita e con loro sottoscrive il Manifesto dei Pittori della realtà (1948). Dal 1949 è operoso per gran parte in Inghilterra e negli Stati Uniti, eseguendovi quei numerosi ritratti di nobili, regnanti e altri personaggi illustri, destinati a renderlo celebre in tutto il mondo.
Annigoni abbraccia molteplici tecniche pittoriche (acquarello, affresco, tempera, soprattutto olio); è un abile disegnatore, un esperto litografo e incisore (anche d’illustrazioni per testi poetici e letterari), pratica medaglistica e scultura. È Presidente degli Incisori d’Italia (dal 1959), membro delle accademie di San Luca e delle Arti del Disegno, dell’Accademia Cherubini a Firenze, della Royal Society of Portrait Painters (Londra).
Molto attivo pure in ambito religioso, sussiste un lascito artistico che include una quantità notevolissima di testimonianze. Tra le opere sacre si ricordano i cicli a fresco di Firenze, San Marco (Cristo deposto; Adamo ed Eva; Caino e Abele; Santi Domenicani, 1937-1940), Ponte Buggianese, Madonna del Buon Consiglio (Deposizione e Resurrezione; Geremia; Isaia; Probatica piscina; Resurrezione di Lazzaro; Cristo nell’Orto degli Ulivi; Ultima Cena; Apocalisse; Pentecoste, 1967-1978), Montecassino, Chiesa Maggiore (Scene della vita di San Benedetto e sua Glorificazione, 1978-1980) e i seguenti dipinti: Sermone della montagna (1938-1953), Pavia, Collegio; Immacolata (1961) Hayes (Inghilterra), Chiesa dei padri Claretiani; Martirologio e Beatificazione di Massimiliano Kolbe, Padova, Basilica di Sant’Antonio (1981-1985; 1987). Tra le mostre rievocanti l’artista, scomparso nel 1988, si segnala l’ampia esposizione in Palazzo Strozzi a Firenze (2000).
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