Autore
Berrocal Miguel - Dettaglio Artista
Miguel Ortiz Berrocal nasce a Villanueva de Algaidas, Malaga, nel 1933. Vive e lavora a Negrar presso Verona. Compie i suoi studi a Madrid, presso l’Istituto Superiore Ramiro de Maeziu. Frequenta i corsi della Scuola di Belle Arti di San Fernando e della Scuola d’Arte Grafica.
Espone per la prima volta nel 1952 a Madrid. Dopo un soggiorno in Italia, nel 1954 rappresenta la Spagna alla Biennale di Venezia. Risiede a Parigi (1955); al rientro in Italia si dedica in modo continuativo alla scultura, ideando nuove tipologie tecniche e formali: nascono così le opere “articolate”, “trasformabili”, “smontabili”, “incorporabili” reciprocamente e che offrono, dunque, molteplici composizioni plastiche a seconda del loro assetto (ne sono esempi Balaustradas, 1955-1957; Le Bijou, 1960; Torso Her, 1961; Hommage a Piero della Francesca, 1961; Streap-tease mobile, 1962; Goldfinger, 1962; Adamo secundus, 1966; La Totoche, 1972; Metamorhorses big, 1976; Torso con nudo, 1981; Torso “UVE” big, 1983-’84; Kostorse, 1984).Dai primi anni Sessanta la ricerca verte sulla scultura “editata”, ossia prodotta in tiratura multipla, pur garantendo la fedeltà di ogni esemplare al prototipo. Con il più antico multiplo bronzeo, Maria de la O (1962-1964), vince il premio per la scultura alla Biennale di Parigi del 1966. Una prima grande mostra parigina (1962, Galleria Kriegel), un’altra a New York (1965, Galleria Albert Loeb), città nella quale l’artista si reca personalmente in quell’occasione e numerose presenze internazionali – (1964, Venezia, XXXII Biennale; 1962-1964; 1966-1968, Parigi, Salon de la Jeune Sculpture; 1963-1969, 1977 Parigi, Salon de Mai; 1964, 1966, 1968-1969, 1972, 1976-77, 1982, Parigi, Palais des Beaux-Arts, Salon des Grands et Jeunes d’Aujourd’hui) – nonché il premio conferito per meriti artistici dalla “Association Internationale de la Presse Diplomatique” (1971), attestano una concreta affermazione professionale di Berrocal. L’artista, all’epoca già noto in Europa e oltreoceano, compie viaggi a Istanbul (1975), Città del Messico (per una mostra al Museo Carrillo Gil nel 1979), in Kuwait (1982) e soggiorna di nuovo più volte a New York (nel 1981 visita lo studio di Andy Warhol). Nell’ultimo ventennio mostre in Italia e all’estero (spicca l’antologia di opere datate dal 1955 al 1984 a Madrid, Palacio de Velasquez – Parque del Retiro, 1984-1985), hanno permesso di vagliare i molteplici aspetti della sua produzione artistica (di ridotte, medie o grandi dimensioni come il Monumento a Picasso, del 1976).
Espone per la prima volta nel 1952 a Madrid. Dopo un soggiorno in Italia, nel 1954 rappresenta la Spagna alla Biennale di Venezia. Risiede a Parigi (1955); al rientro in Italia si dedica in modo continuativo alla scultura, ideando nuove tipologie tecniche e formali: nascono così le opere “articolate”, “trasformabili”, “smontabili”, “incorporabili” reciprocamente e che offrono, dunque, molteplici composizioni plastiche a seconda del loro assetto (ne sono esempi Balaustradas, 1955-1957; Le Bijou, 1960; Torso Her, 1961; Hommage a Piero della Francesca, 1961; Streap-tease mobile, 1962; Goldfinger, 1962; Adamo secundus, 1966; La Totoche, 1972; Metamorhorses big, 1976; Torso con nudo, 1981; Torso “UVE” big, 1983-’84; Kostorse, 1984).Dai primi anni Sessanta la ricerca verte sulla scultura “editata”, ossia prodotta in tiratura multipla, pur garantendo la fedeltà di ogni esemplare al prototipo. Con il più antico multiplo bronzeo, Maria de la O (1962-1964), vince il premio per la scultura alla Biennale di Parigi del 1966. Una prima grande mostra parigina (1962, Galleria Kriegel), un’altra a New York (1965, Galleria Albert Loeb), città nella quale l’artista si reca personalmente in quell’occasione e numerose presenze internazionali – (1964, Venezia, XXXII Biennale; 1962-1964; 1966-1968, Parigi, Salon de la Jeune Sculpture; 1963-1969, 1977 Parigi, Salon de Mai; 1964, 1966, 1968-1969, 1972, 1976-77, 1982, Parigi, Palais des Beaux-Arts, Salon des Grands et Jeunes d’Aujourd’hui) – nonché il premio conferito per meriti artistici dalla “Association Internationale de la Presse Diplomatique” (1971), attestano una concreta affermazione professionale di Berrocal. L’artista, all’epoca già noto in Europa e oltreoceano, compie viaggi a Istanbul (1975), Città del Messico (per una mostra al Museo Carrillo Gil nel 1979), in Kuwait (1982) e soggiorna di nuovo più volte a New York (nel 1981 visita lo studio di Andy Warhol). Nell’ultimo ventennio mostre in Italia e all’estero (spicca l’antologia di opere datate dal 1955 al 1984 a Madrid, Palacio de Velasquez – Parque del Retiro, 1984-1985), hanno permesso di vagliare i molteplici aspetti della sua produzione artistica (di ridotte, medie o grandi dimensioni come il Monumento a Picasso, del 1976).
Costruisce la scultura per assemblaggio di singoli elementi accostati a incastro con millimetrica precisione. Ognuno di essi acquisisce il valore di singola entità parcellizzata di frammenti, che si riunificano in un corpo conchiuso per poi dividersi in parti di nuovo unificabili e, volendo, nuovamente scomponibili, essendo le operazioni di ri-smontaggio e ri-assemblazione reiterabili all’infinito. L’opera diventa insieme e sottoinsieme di sé stessa, macro e microcosmo di forma/forme costituite da materia implosa aggregata e caratteristica per le cesure delle connessioni, che sono un elemento di specifico valore formale. Movimentano la superficie, al contempo delineano i volumi, che serbano un proprio naturalismo e appaiono quasi organici nello sviluppo sinuoso delle forme: che, lucide, sguscianti e lisce si ricollegano alla visione scultorea di Brancusi e, secondariamente, di Moore; mentre l’incastro trova un velato parallelismo nella nelle sculture dei Cascella. Del tutto personale è la scelta e la rivisitazione in senso ironico e sdrammatizzante di soggetti come la dama spagnola del Seicento, il torso classico, il busto femminile ripreso dall’antica statuaria.
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