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Fazzini Pericle - Dettaglio Artista
Nasce a Grottammare, Ascoli Piceno, nel 1913. La formazione risale alla fanciullezza, quando si esercitava nel laboratorio paterno di ebanisteria. Nell’adolescenza attraversa una profonda crisi interiore gli fa acquisire la cognizione del suo rapporto con l’arte al di là della manualità sin lì sviluppata. La svolta essenziale avviene a Roma nel 1930, quando segue i corsi della Scuola Libera del Nudo dell’Accademia e osserva l’arte barocca ricavandone una potente impressione; frequenta Alberto Ziveri, Orazio Costa. Nella prima metà del decennio prende parte a diverse competizioni scultoree, ottiene una borsa di studio dal Pensionato Artistico Nazionale e nel 1936 allestisce il proprio studio in Via Margutta. Dal 1939 si avvicina alla Scuola Romana. In questa fase scolpisce preferibilmente il legno ed esegue opere di compiuta definizione formale come il Ritratto di Anita in piedi (Roma, Collezione Ilo Nuñes). Pur chiamato alle armi, non abbandona l’attività artistica (1941). Finita la guerra riprende con rinnovata vena creativa i soggetti consueti (nudi di donna, danzatrici, cavalli, atleti), ma realizza anche opere sui flagelli della guerra e la lotta partigiana. Il Fucilato, primo esempio di questa tematica, degli anni 1945-1946, verrà esposto, assieme al relativo studio grafico, ad “Arte e Resistenza in Europa”, Bologna-Torino,1965. Tra il Quaranta e il Cinquanta la situazione artistica italiana pare spaccarsi sul dibattito tra coloro che sono favorevoli all’arte astratta e i fautori del realismo socialista. Fazzini aderisce (con Corpora, Franchina e Turcato) al “Fronte Nuovo delle Arti”, precedentemente costituitosi con la sottoscrizione di un manifesto (1946) da parte di Birolli, Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato, Santomaso, Vedova, Viani e Cassinari (quest’ultimo poi ritiratosi). Nel 1951 l’antologica in Palazzo Barberini è presentata da Giuseppe Ungaretti, di cui l’artista ha eseguito diversi ritratti (uno, del 1936, è alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma); inoltre illustra gli Inni del poeta editi nel 1965. In seguito è attivo a grandi incarichi pubblici – altar maggiore in San Giovanni Bosco a Roma (1955-1959); portale della Chiesa di San Giovanni Battista sull’Autostrada del Sole (1964); Monumento alla Resistenza di Ancona (1964-1965); Monumento al Marinaio di San Benedetto del Tronto (1970) – e, soprattutto, al Cristo risorto nella Sala delle Udienze in Vaticano (collocato nel 1977 con solenne inaugurazione da parte di Paolo VI). Tra le principali mostre di Fazzini, morto nel 1987, l’ampia antologia nel Palazzo Reale di Napoli (1992-1993).
Nel 1950, in una fase ormai avanzata del percorso artistico italiano e che vedeva in polemica atsrattisti e figurativi, Fazzini annota: “... amo ancora la figura umana perché essa è in me stesso, perché io la penso sempre nuova come il mistero dell’infinito e varia come le nuvole del cielo. Attraverso le forme che in essa scopro, credo di comunicare a ogni altro le espressioni dell’ansia che ognuno ha dentro di sé”. Vi è dunque ancora la concezione antropocentrica rinascimentale, però la figura umana esteriorizza gli stati d’animo, i mille interrogativi angoscianti che assillano lo spirito. Di qui un’identificazione del corpo come involucro del proprio sé interiore, le “forzature” della forma in funzione dell’esplicitazione di quell’ansia nascosta che nella scultura fazzianiana scaturisce e prorompe in forme d’atavica matrice espressionista, non avulse da influenze picassiane e da ulteriori composite ascendenze stilistico-culturali: dai Pisano alle rimeditazioni michelangiolesche (Il Fucilato, bronzo di eccezionale levatura qualitativa si riallaccia agli Schiavi morenti di Michelangelo). Determinante per Fazzini, “lo scultore del vento” come lo definiva l’amico Ungaretti, è la riflessione sul barocco dinamismo enfatico dei volumi che si propaga all’atmosfera circostante suggerendo un illimitato palcoscenico alla scultura. Quello spazio illimitato in cui le opere s’integrano e proiettano: organismi aperti e comunicanti, dove anche i vuoti assumono un preciso valore, un rilevante peso nelle strutture formali.
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