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Calò Aldo - Dettaglio Artista
Nasce a San Cesareo di Lecce nel 1910. Espone in una prima personale al Cavallino di Venezia nel 1947. Sue sculture sono presentate alle Biennali di Venezia e Roma e nelle maggiori rassegne mondiali (Parigi, Edimburgo, Anversa, Oslo, Colonia, Tokyo, Buenos Aires), ottenendo un vasto riscontro da parte di pubblico e critica. Consegue diversi premi, tra i quali: 1948, Gran Premio Forte dei Marmi (ex aequo); 1962, Premio della Scultura della XXXI Biennale d’Arte di Venezia ex aequo) e nel 1963 vince il Concorso Nazionale per il Monumento alla Resistenza Italiana di Cuneo. Su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione il Presidente della Repubblica gli conferisce la “Medaglia d’oro Benemeriti della Cultura e dell’Arte” (1965). Nel 1965 la galleria romana dell’Obelisco mostra i suoi “oggetti plexiglass”, nel 1968 la Medusa gli “elementi modulati” e, nel 1976, la Galleria Serafini, le “piastre” di piccolo formato.
Nel 1983 presenta alla Galleria Editalia (oggi Edieuropa) l’interessante nucleo di dipinti Itinerari pittorici accolti molto favorevolmente dalla critica. Muore nel 1983. Alcune opere della donazione Aldo Calò sono esposte nel Museo Civico di San Cesareo di Lecce, recentemente istituito in un palazzo seicentesco
La sua scultura è basata su criteri di bidimensionalità, contrapposizione di liberi giochi di forme geometriche e regolari, sullo stagliarsi netto e grafico degli elementi scultorei nello spazio, sulla ricerca, per via luministica, di una sorta di cromatismo materico delle superfici. Tali direttive formali, fondate su caratteri concettualmente applicabili alla pittura, trapassano per logica induzione e senza incongruenze nel versante pittorico vero e proprio praticato nell’ultimo arco di vita. Sono dipinti che “segnano una esperienza decisiva e di grande portata..., perentoriamente invitano lo spettatore a dare libero gioco all’immaginazione” (Filiberto Menna) e recuperano specificamente il valore correlativo tra segno e superficie, la valenza semantica del lessico non oggettivo dell’astrazione. Un percorso logico quello di Calò: condotto sulla riflessione tra forma (oggetto) e contenuto (soggetto), che vuole porsi come atto non banalizzante, discrimine alle operazioni di decontestualizzazione dell’immagine, altrimenti mercificata, o ridotta a stereotipo.
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