Autore
Caruso Bruno - Dettaglio Artista
Nasce a Palermo nel 1927. Compie studi classici, si laurea in Giurisprudenza, frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia e i corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti. Già da bambino mostra un vivo interesse per i disegni architettonici e d’idraulica del padre ingegnere, sotto la cui guida inizia a disegnare copiando i grandi maestri rinascimentali (Pisanello, Mantegna, Leonardo, Michelangelo). Nel 1947 soggiorna in diversi Paesi europei. A Vienna vede dal vivo gli esempi della Secessione; in particolare lo interessano Klimt e Shiele.
A Monaco viene colpito dalle opere più brutali e immediate dell’espressionismo di Otto Dix e George Grosz. In questa fase il suo impegno politico e sociale si rileva in una raccolta di schizzi sulla persecuzione e lo sterminio degli ebrei e nelle opere in mostra alla sua prima personale, presso la Libreria Flaccovio di Palermo (1948). Dopo soggiorni a Londra, Parigi e Milano (tra il 1949 e il 1950) torna in Sicilia. Segue in prima persona le lotte contadine e contro la mafia; si adopera per l’aggiornamento culturale dell’isola promuovendo iniziative di grafica e di editoria, collabora con “L’Unità” e altri giornali. Anticipa la riforma in campo psichiatrico denunciando in parecchi disegni di spietata verità, eseguiti nel manicomio di Palermo (1953-1956), gli abusi sui malati. Apprende calligrafia persiana a Teheran. Si appassiona alla miniatura dell’India e della Persia, alla grafica giapponese che studia nei frequenti viaggi in Medio ed Estremo Oriente. Dal 1959 fissa la residenza a Roma. Durante i numerosi viaggi conosce, sovente ne diviene amico, personalità tra le più
significative del Novecento, da Malcom X a Tennesse Williams, sue guide negli Stati Uniti, dov’egli si trova al momento dell’uccisione di Kennedy, a Vittorini, Quasimodo, Mann, Camus, Sartre e altri scrittori. Frequenta musicisti, leaders politici e, naturalmente artisti: dei quali esegue parecchi ritratti, in seguito raccolti nel dissacrante e ironico volume di disegni Mitologia dell’Arte Moderna (edito nel 1977), che include pure interpretazioni allegoriche (quali Fucilazione di una natura morta) implicanti la negazione polemica e la satira feroce dei falsi miti e luoghi comuni radicati nella nostra epoca.
La cospicua attività pittorica e grafica comprende illustrazioni per opere letterarie (Machiavelli, Ungaretti, Mallarmé, Manzoni, Verga) e incisioni autonome. Assai apprezzate dalla critica e dal mercato, sue opere sono custodite nei maggiori musei e raccolte private.
La cospicua attività pittorica e grafica comprende illustrazioni per opere letterarie (Machiavelli, Ungaretti, Mallarmé, Manzoni, Verga) e incisioni autonome. Assai apprezzate dalla critica e dal mercato, sue opere sono custodite nei maggiori musei e raccolte private.
Tra le tecniche grafiche preferite da Caruso, l’acquaforte, la puntasecca e l’acquatinta gli permettono l’astrazione nitida di un segno continuo e pulito: lo stesso dei disegni, dove il sinuoso ductus klimtiano e quello più spigoloso di Shiele si fondono in un graffiante lessico stilistico. In pittura il colore si adegua ai contorni, vi aderisce come uno smalto nell’incavo, mentre la luce letteralmente scarnifica le forme, incrudisce le pur raffinatissime cromie, dilata lo spazio e la durata del racconto, per emblematica metafora ed espliciti simboli sempre allusivo e critico d’una società onnivora, che come Kronos ha ormai divorato i propri figli e trova nelle coscienze sopite il consumistico plauso.
È un mondo figurativo complesso, che racchiude molteplici ascendenze: dalla duecentesca, raffinatissima, miniatura federiciana, al Caravaggio dei giovani garzoni e della Canestra di frutti; include il classicismo d’efebici volti rievocanti il modello marmoreo dell’Antinoo, ma anche il ricorso all’icastica spietatezza dell’espressionismo tedesco. Le fonti non si esauriscono in queste citate, ma del resto esse altro non sono che una componente del poliedrico patrimonio figurativo di Caruso, dato ch’egli le riesamina le fonti in modo individuale, che non trova paralleli nell’attuale scenario artistico. Le opere appaiono dense di significato e, sebbene apparentemente edonistiche, in realtà sono allusive al lato corruttibile dell’esistenza, alla negatività sottesa in certi contesti sociali. Anche quando il soggetto è colto nella sua pienezza vitale, ha in sé un’implicita caducità che, laicamente e senza moralismi, non lascia speranza di resurrezione, o salvifico riscatto.
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