Autore
Attardi Ugo - Dettaglio Artista
Nasce nel 1923 a Sori (Genova) da genitori siciliani. Frequenta il liceo artistico a Palermo (1937), s’iscrive alla facoltà di architettura (1941) e segue i corsi all’Accademia di Belle Arti (1944). Risiede a Roma dal 1945. In questo periodo esegue alcuni dipinti (oggi perduti o irreperibili: Paesaggi siciliani; Estate) influenzati da Klee.
I primi passi nel mondo artistico non sono facili perché, rievoca lo stesso Attardi, "... Non sapevo navigare nelle acque di questo mondo, ero orgoglioso e allo stesso tempo timido...". Nel 1948 fa parte del gruppo di tendenza astratta "Forma 1", costituitosi per reagire all’arte del realismo socialista. L’adesione all’astrattismo è una fase passeggera: anche "facendo quadri astratti – [egli ricorda] – la mia ispirazione partiva sempre da fatti visivi reali. Fu un’esperienza che mi piacque molto e che durò un paio d’anni; poi per me si esaurì". Difatti, in contrapposizione alle idee degli altri artisti di "Forma" (Consagra, Accardi, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo, Turcato) aderisce a una visione picassiana dell’arte: irruenta, energica e d’impetuosa vitalità.
Negli anni Cinquanta precisa le direttive della sua poetica; espone inoltre alla Biennale di Venezia (1952; 1954) e il proseguo della decade ne conferma il successo, già raggiunto con la mostra romana presso la Galleria del Pincio (1951) e ribadito dall’altra, più tarda, sempre a Roma (1956, Galleria La Tartaruga). Risalgono a questo momento anche le prime prove d’incisore e la collaborazione al giornale "Città aperta" (1958). È poi uno dei promotori del gruppo "Il Pro e il Contro" (1961). Partecipa a mostre italiane (tra le altre, alla Nuova Pesa – 1961 – e al Gabbiano – 1969 – in Roma) e straniere (Praga, Mosca, Los Angeles, Parigi, Berlino, New York). Nel medesimo decennio soggiorna in Spagna, dove rimedita su temi (la libertà, il rapporto conflittuale con il potere) destinati a influenzare in modo determinante la produzione scultorea (Addio Che Guevara, 1968). Scolpisce in legno – la più antica scultura lignea, L’arrivo di Pizarro, è conclusa nel 1971, anno in cui il suo romanzo "L’erede selvaggio" (scritto tra il 1964 e il 1967, edito nel 1970) riceve il Premio Viareggio – e realizza numerosi bronzi, fra i quali i significativi Melba (1975) e Voltaire viaggia sulle spalle di Vicky Taguba (1978). Un nuovo invito alla Biennale di Venezia (1978), la mostra alla FIAC parigina (1982), nonché la celebrazione di sue sculture al Centre Georges Pompidou (1983), lo acclamano definitivamente tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Sue opere si apprezzano in un susseguirsi di personali: ad esempio a Parigi (1983), Nizza e Roma (1984), New York (1995), nonché nell’ampia retrospettiva romana del 1985 (Palazzo Barberini) e in successive rassegne all’estero e in Italia (1987, Londra, Icaf; Milano, Expo Internazionale d’Arte Contemporanea).
Nella seconda metà degli anni Ottanta realizza i monumenti Per la Libertà, grande rilievo di bronzo per la sede centrale della UIL in Via Lucullo a Roma (1985-1989) e Il vascello della Rivoluzione collocato nel 1989 presso il Palazzo dello Sport di Roma. Va segnalata inoltre la grandiosa scultura bronzea Nelle Americhe (1990-1993), posta nel centro di Buenos Aires in occasione del quinto centenario della scoperta dell’America e l’Ulisse, un altro bronzo grandioso posto nel 1997 in Battery Park City a New York; una versione gemella è nella sede della Provincia (Palazzo Valentini) a Roma e altre, in vari formati e in tirature multiple, attestano l’interesse dello scultore attorno allo stimolante soggetto.
Il senso vivo della corporeità in Attardi fa da comune denominatore all’opera grafica, pittorica e scultorea. Il segno è incisivo, la pennellata si adegua ai contorni netti e modulati a delineare tridimensionalmente le forme; la volumetria possente s’impone allo spazio, il modellato è di superba fattura.
Riconduce, come un teorema di matematica certezza, le sdutte, armoniche membra dei personaggi a una perfetta unità di forma e contenuto espressivo. Figure femminili, uomini comuni, vili, coraggiosi, eroi, guerrieri, esploratori si sostanziano della medesima energia, sia implicita nei languidi abbandoni d’una sensualità mai esausta di prodursi nella fisicità muliebre d’istintuale bellezza, o s’infonda per esplicita tensione nel turgore plastico dei corpi virili, preannunci la lotta, permanga finanche nella morte a suggerire l’ultimo empito di vita.
Infomazioni sull'autore info info