Ombre

Formato foglio: 26,8 x 16,7 cm. <br />12 Carborundum e 30 acqueforti di Mimmo Paladino <br />30 fotografie di Ferdinando Scianna stampate con pigmenti al carbonio dall'autore <br />Presentazione di Corrado Bologna <br />17 citazioni di autori antichi e moderni <br />Tiratura 125 esemplari di cui da I/XCIX a XCIX/XCIX numerati in numeri romani destinati ai collezionisti, XX numeri romani destinati agli autori e alle istituzioni, 6 p.d.a. destinati all'editore
<p>Contenitore interno in plexiglass<br />Teca in faggio con impressioni a caldo</p>
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Autore: Mimmo Paladino e Ferdinando Scianna
«La forza del libro è proprio nella sua forma, che consente all'autore e al lettore di definire un percorso personale ed intimo nella creazione e nella fruizione dei contenuti. In questo senso, il libro d'artista è la sublimazione della forma libro: ci conduce lungo il flusso creativo dell'artista pagina dopo pagina, ci permette di scomporlo e ricomporlo secondo una personale esperienza emozionale e cognitiva» (dalla presentazione di Marco de Guzzis). "Ombre" nasce dal genio creativo di due grandi artisti, Mimmo Paladino e Ferdinando Scianna, con il contributo di Corrado Bologna, che ha scelto i frammenti di testo che accompagnano le 42 opere grafiche di Paladino e le 30 fotografie di Scianna. L'opera, edita in 125 esemplari, rientra in una forma espressiva, il libro d'artista, che coniuga le arti figurative con la forma libro, in cui l'espressione artistica assume la dimensione della narrazione. Il libro si sviluppa orizzontalmente per la lunghezza di 24 metri con una rilegatura a fisarmonica che nell'artigianato editoriale assume il nome di "leporello". Grafiche, fotografie e testi sono collegate tra loro da tracce, richiami, idee; senza un programma determinato, ma incontrandosi fra bianco e nero, fra nero e nero e fra bianco e bianco, seguendo le tracce reciproche su una sottile linea d'ombra che trascrive il profilo esatto e onirico della realtà. Gli autori, «in due percorsi autonomi che paiono scanditi da una segreta metrica spirituale - scrive Corrado Bologna, cui è affidata anche la presentazione del volume - ritmano un'imbastitura di punti di fuoco, di ritorni, in pagine talvolta speculari per ermetica consonanza, che condividono l'inganno lucido del mondo fluttuante. Ombre di corpi e di alberi senza gli alberi e i corpi. Un uomo con bastone da pastore che si avvia, di spalle, verso le montagne che continuano nella foto di fronte, quasi a raggiungere un asino immobile sotto una palma irrorata di sole. Chiome arborescenti che fanno rima con un viso di donna dai grandi ciuffi di capelli incisi a ghirigoro». A spiegare la struttura di Ombre e i suoi significati è lo stesso Paladino: «L'abbiamo concepito come una lunga sequenza che richiama l'idea del cinema. Fa venire in mente una pellicola, in cui le incisioni sono accostate alle fotografie». Un accostamento che, oltre ad essere di notevole impatto visivo, si basa su un elemento comune: «In entrambi i casi - aggiunge Paladino - l'immagine finale passa da un processo di stampa. Cambia il supporto: per la fotografia è una lastra, per l'incisione può variare. Io ho utilizzato il ferro». Un connubio di indubbia forza espressiva, sul quale lo stesso Paladino ha scommesso senza esitazioni: «Perché amo la fotografia, e il suo linguaggio. Che esiste grazie alla luce, e di conseguenza anche grazie all'ombra». Scianna, da parte sua, conferma: «L'idea nasce dal piacere di stare e lavorare insieme con Mimmo: è per questo che spero funzioni». Rapporto umano, quindi. Ma anche comunanza estetica che si cala in un oggetto: è su tali basi che le pagine di Ombre prendono forma, ritrovandosi una accanto all'altra. «Da uomo, da fotografo del sud - continua Scianna - ho sempre avuto un intenso rapporto con la luce. Il sole mi interessa perché fa ombra, ma anche perché rappresenta l'universo opposto e complementare a quello dell'oscurità. La luce simboleggia un modo di essere che nasce da vicende esistenziali e diventa anche un modo di guardare il mondo».
Nel libro d'artista Ombre Paladino utilizza prevalentemente la tecnica dell'acquaforte su matrice di ferro (30 tavole) e quella del carborundum (12 tavole).
L' ACQUAFORTE è una tecnica calcografica indiretta nella quale i solchi sono ottenuti sulla lastra di metallo attraverso l'azione di corrosione del metallo esercitata da un acido. La lastra viene prima coperta completamente con una vernice resistente all'acido, su questa l'artista traccia il suo disegno con una punta di metallo scalfendo la vernice e mettendo a nudo la matrice. Terminato il disegno la lastra viene immersa nell'acido che "morde" cioè corrode, le parti di metallo dove la vernice è stata tolta. La durata dell'immersione è direttamente proporzionale alla profondità dei solchi che si vogliono ottenere. Una volta ripulita, la lastra è prima inchiostra, poi ripulita finché l'inchiostro rimane solo nei solchi. Si passa quindi al torchio. La stampa si ottiene con un torchio calcografico facendo passare la lastra in mezzo ai suoi rulli dopo aver messo un foglio di carta inumidito sulla lastra stessa.
Il CARBORUNDUM è una sabbia molto dura di diversa natura che si utilizza per la lavorazione del marmo (levigazione, granitura ecc.) Nella calcografia si usa per stampare dando una impronta alla carta. Si stende la colla sulla lastra (di zinco, di rame, di alluminio o altro materiale) disegnando con il pennello ciò che si vuole ottenere in stampa. Si lascia cadere la sabbia di carborundum sulla colla fresca e si lascia asciugare. Si ha così un disegno che è a rilievo. Si inchiostra, il colore rimane nella sabbia, e si stampa. Ferdinando Scianna ha realizzato le fotografie con una stampa ai pigmenti di carbonio che rende tattile la profondità dei neri.

Stampa

La stampa in ambito artistico è una tecnica con la quale vengono create e moltiplicate opere d’arte mediante l’utilizzo di matrici incise. Molto vario è il mondo delle tecniche di incisione che si definiscono per il materiale della matrice: incisioni calcografiche (acquaforte, acquatinta, ceramolle ecc.), xilografie, litografie, serigrafie. E la stampa fine art. Oggi le tecniche incisorie non sono affatto cambiate: venuta meno la loro stretta funzione di “moltiplicatori d’immagine” in seguito all’avvento della fotografia, continuano a essere un mezzo espressivo d’elezione per molti artisti. Lo stampatore ricopre un ruolo fondamentale interpretando il segno artistico con la sensibilità dell’artigiano.

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