Antonio Millo, Planisfero

Formato 68 x 102 cmCarta speciale per riproduzioni d’arte Profilo del foglio fedele all’originale. Stampa realizzata con retino non convenzionale, a sei colori e con passaggio di oro a caldo Il retro del foglio è stampato a due coloriTiratura limitata a 499 esemplari numeratiNote di commento a cura di Laura Biancini, responsabile del Settore Cartografia della Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II di RomaLa Carta Nautica è proposta completa di cornice in legno (ca. 95 x 125 cm).Una targa incisa, oltre a riportare il nome dell’autore e il titolo dell’originale, attesta l’esecuzione del Facsimile da parte del Poligrafico.Sul retro della cornice è apposto il certificato di garanzia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Antonio Millo, Planisfero e Bacino del Mediterraneo, dall’Atlante manoscritto del 1582-1584 ca.Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, Roma (cart. naut. 2 – cart. naut 6/1-2).Il viaggio, la scoperta, l’avventura, la sfida degli elementi e il dominio dello spazio: di questo parlano le antiche "carte da navigare". Grandi uomini di mare le commissionavano a memoria delle loro imprese, sovrani, nobili e religiosi per fini politici e amministrativi. Manoscritte e riccamente decorate, spesso erano esposte come veri status symbol che esprimessero potere e completezza della conoscenza del mondo.ESAURITO
Antonio Millo (attivo 1557-1590)Atlante; membr.; sec. XVI; 23 carte nautiche e geografiche, ognuna 750 x 1050 mmLegatura in cuoio con arabeschi dorati e ornamenti di metallo.«[…] senex multarum rerum peritus. Antonius Meliensis, Graeco parte natus in Melo insula, conductus a navarcho ut index itineris esset» così Johannes Leonclavius, nei suoi Annales Sultanorum Othmanidorum a Joanna Gaudier e turco germanice translati del 1588, descrive l’illustre geografo e, lodando le sue capacità di capitano, fornisce una importante informazione circa la sua origine.Il cognome Millo o Millos deriverebbe dunque dall’isola greca di Milo, che allora faceva parte dei possedimenti veneziani, e lo si ritrova infatti negli elenchi dei componenti della comunità greca di Venezia dove Antonio ha vissuto e lavorato. Meno probabile è invece l’ipotesi che egli abbia fatto parte del corpo della Marina di quella città; il suo nome non si ritrova, infatti, tra quello degli ufficiali veneziani del tempo. È invece più credibile che l’attributo di ‘Armiraglio al Zante’ o 'dal Zante', oppure ‘Armiraglio in Candia’, con il quale a volte si firma, indicasse piuttosto una specie di ispettore o capo del porto. In questo senso potrebbe corrispondere alla persona di un ‘Antonio Greco dell’isola di Milos esperto pilota’ che alcune fonti ricordano.Ben nota è invece la sua attività di cartografo e di lui si conoscono: un trattato di tecnica della navigazione Arte del navicar de Antonio Millo Armiraglio dal Zante nel qual si contiene tutte quele chose qual richiede a uno perfetto navichante, redatto nel 1590(una copia del 1591 è conservata alla British Library di Londra) unitamente ad un Isulario de tuto el Mare mediteraneo principiando dal Stretto di Gibiltara ouer Colone di Erchule per tuto leuante fino ala isula di Cipro ultima ala parte di leuante de Antonio Millo armiraglio al Zante; entrambi i manoscritti, sono conservati presso la Biblioteca Marciana di Venezia; un altro Isolario et portolano de tuto el Mare Mediteraneo di Antonio Millo non datato, ma eseguito con molta probabilità negli ultimi anni del sec.XVI, è conservato, sempre a Venezia, al Museo Correr. Antonio Millo realizzò anche due atlanti, cioè raccolte di carte nautiche e geografiche insieme, nelle quali sono delineate non più soltanto le terre e i mari del Vecchio Mondo, ma anche del Nuovo: quello del 1586 è conservato presso la Staatsbibliothek di Berlino, l’altro è conservato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Quest'ultimo è composto di 23 carte - 12 nautiche, 10 geografiche e 1 planisfero - disegnate a mano su pergamena incollata su cartone, (su due di esse si legge la firma dell’autore «Antonio Millo F.» mentre in altre due compaiono le date 1582 e 1583).Di tale preziosa opera della cartografia italiana sono riprodotte le carte 1 e 2.La prima, senza titolo, è un carta nautica, e più precisamente costituisce il cosiddetto ‘portolano normale’ quello cioè abitualmente usata da chiunque si fosse messo in mare prima della scoperta di nuovi mondi; abbraccia infatti in un’unica visione tutto il tratto di mare da percorrere, consentendo così di tracciare facilmente la rotta: al centro è il Mare Mediteranno, ad est si arriva fino al Mar Nero e ad una piccola parte del Mar Rosso, mentre ad ovest, le coste atlantiche dell’Europa Occidentale vanno dall’arcipelago Britannico e scendono fino alle coste dell’Africa del Nord.
Cenni sulla cartografia nautica mediterranea dei secoli XVI e XVIILe carte e gli atlanti nautici giunti fino a noi ammontano a circa quattro volte quelle dei due secoli precedenti. Le carte del periodo medievale infatti, sono circa 180 mentre quelle censite nei due secoli successivi  circa 650.La ragione è da ricercarsi nella progressiva diminuzione, a partire dalla seconda metà del ‘500, della produzione di carte disadorne da impiegare sulle navi e dal progressivo incremento della produzione di carte decorative da utilizzare a terra per scopi diversi e destinate ad essere conservate con  più cura. Queste carte, destinate a nobili e sovrani dapprima e in seguito anche a persone di lignaggio più modesto, furono oggetto di collezione o utilizzate a scopi didattici.La realizzazione delle carte avveniva spesso ad opera di cartografi che  fondarono veri e propri laboratori. Si pensa che raramente le carte avevano sin dall’inizio un committente, come dimostrano le carte in cui è ancora presente uno spazio vuoto destinato all’iscrizione dello stemma del proprietario o del casato a cui apparteneva. Le carte e gli atlanti manoscritti dei secoli XVI e XVII erano perlopiù realizzati su pergamena, prezioso materiale ottenuto da pelli di vitelli, pecore, capre e forse anche conigli e maiali. le due facce della pergamena si presentavano molto diverse: la parte esterna della pelle dell’animale si presentava di colore giallo bruno e ruvida mentre la parte interna era pressoché bianca e perfettamente liscia, l’unica utilizzata per il disegno.Di solito veniva usata l’intera pelle dell’animale, che si presentava grossomodo rettangolare con una rastrematura detta collo o linguetta o unbilicus. Il lato opposto era fissato ad un cilindro di legno, ornato da due pomoli alle estremità, intorno al quale la carta veniva avvolta per poi essere fissata attraverso un laccio posto all’estremità del collo.Per la consultazione la carta veniva distesa afferrandola per la rastrematura, o addirittura appendendola per il lembo sporgente. E’ probabile tuttavia che la consultazione più frequentemente avvenisse in piano, con il nord disposto in alto e quindi con il collo a sinistra dell’osservatore.Elementi tecniciGli elementi tecnici delle carte erano costituiti da rombi, rose dei venti e scale grafiche oltre alla fitta sequenza dei toponimi: località, porti, golfi, foci di fiumi, promontori etc. Erano trascritti in nero, quelli più importanti in rosso.Le prime "carte da navigare non avevano tracciati i meridiani e i paralleli ma erano coperti da reticolati formati dalla direttrice dei rombi dei venti, disegnati perchè davano più utili indicazioni ai naviganti.Il modo di procedere dei cartografi era il seguente: al centro della carta si tracciava una rosa con i suoi trentadue venti, dalla direzione dei quali partivano delle rette prolungate su tutta la superficie del foglio. Dal punto centrale si tracciava poi una circonferenza (detto cerchio occulto poichè non appare sulle carte) e all’incrocio con le rette relative ai venti si disegnavano le rose più piccole (32 o solamente 16 se non si voleva ingombrare troppo la carta) da ognuna delle quali si facevano uscire i raggi corrispondenti ai loro 32 o 16 rombi. Dentro questo reticolo si tracciava l’andamento delle coste seguendone la direzione tracciata dalla bussola. Osservando la carta il navigante poteva sapere quale era l’andamento delle coste e trovare la linea del reticolo che gli era più utile per il suo itinerario.Sulle carte si potevano facilmente misurare le distanze in miglia da un luogo all’altro, infatti la scala in miglia è presente su tutte le carte con una barretta suddivisa in rettangoli ognuno dei quali rappresenta 50 miglia (1 miglio era circa 1.500 metri).Elementi ornamentaliGli elementi puramente ornamentali rivestono una particolare importanza in questa produzione cartografica che ha per destinatari aristocratici, prelati, mercanti, studiosi e ricchi bibliofili.Nel corso del ‘500 si consolida l’uso, iniziato intorno alla metà del secolo precedente, di dipingere un’immagine religiosa, spesso la Madonna con il Bambino, nel collo delle carte nautiche. A partire dalla seconda metà del Trecento appaiono vedute di Genova e Venezia; Gerusalemme appare spesso individuata dal rilievo del Calvario, da una croce o dalla cupola del Tempio. Le città sono disegnate negli spazi disponibili all’interno dei continenti, lontano dalle coste per non interferire con l’ininterrotta serie dei toponimi, e si presentano compatte e avulse dal contesto geografico, quasi fluttuanti sul territorio.Nelle carte nautiche del ‘500 le miniature sono orientate a nord in Europa e verso sud in Africa ma nel secolo successivo appaiono spesso orientate ad ovest confermando la lettura della carta con il collo in alto.Il Mar Rosso secondo una tradizione certamente derivata dai mappamondi medievali, colorato in rosso, con una caratteristica cesura nella parte settentrionale, che simboleggia il passaggio degli Ebrei. I delta fluviali e le isole sono sempre colorati appieno in rosso, verde e oro.Le figure dei sovrani costituiscono un altro elemento decorativo assai vistoso, ma totalmente privo di utilità per la navigazione e spesso poco aggiornato dal punto di vista politico. I regnanti europei sono raffigurati su un trono o in piedi vicino ai loro stemmi, mentre quelli africani sono rappresentati spesso su un tappeto vicino a grandi padiglioni arabescati.

Stampa

La stampa in ambito artistico è una tecnica con la quale vengono create e moltiplicate opere d’arte mediante l’utilizzo di matrici incise. Molto vario è il mondo delle tecniche di incisione che si definiscono per il materiale della matrice: incisioni calcografiche (acquaforte, acquatinta, ceramolle ecc.), xilografie, litografie, serigrafie. E la stampa fine art. Oggi le tecniche incisorie non sono affatto cambiate: venuta meno la loro stretta funzione di “moltiplicatori d’immagine” in seguito all’avvento della fotografia, continuano a essere un mezzo espressivo d’elezione per molti artisti. Lo stampatore ricopre un ruolo fondamentale interpretando il segno artistico con la sensibilità dell’artigiano.

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