Arte dell’Ospitalità in Italia

Volume di grande formato 32x40 centimetri Circa 280 pagine stampate su carta marcata avorio di fabbricazione speciale delle Cartiere Miliani Fabriano Circa 189 illustrazioni in bianco e nero e a colori Rilegatura in pelle di vitello. Copertina con impressioni in oro e pastello e stampa in quadricromia su pelle Dorso con nervature e impressioni in oro. Custodia in pelle con specchiature a stampa A corredo del volume, un'antica stampa fedelmente riprodotta Targa con dedica ad personam Tiratura in 1999 esemplari numerati
Presentazione di: Stefano Bonilli, direttore del Gambero Rosso, periodico dedicato alla cultura enogastronomica. La scelta dei testi è redazionalePer motivi religiosi, politici e culturali, il nostro Paese è stato fin dai tempi più antichi meta di viaggio tra le più frequentate in Europa. Ciò ha determinato la familiarità degli italiani con l’ospite straniero, percepito certamente come potenziale fonte di reddito, ma anche quale portatore di costumi e saperi diversi. La frammentazione della Penisola in piccole entità statuali indipendenti ha inoltre fatto sì che presso le varie corti si sviluppassero raffinati rituali di accoglienza, alimentando una cultura della tavola tesa a "meravigliare" l’ospite appagandone tutti i sensi. Si è, insomma, sviluppata un’arte dell’ospitalità che giungendo fino a noi attraverso la trattatistica gastronomica e la letteratura di viaggio si è impressa indelebilmente nel carattere nazionale.Capitolo primo - Alberghi, locande, caffèL’intero capitolo è tratto dal volume di Eugenio Zaniboni Alberghi italiani e viaggiatori stranieri, pubblicato nel 1921. L’autore, traduttore di Goethe e studioso del mondo di lingua tedesca, ha condotto per anni un certosino lavoro di consultazione di relazioni di viaggio, diari, memorie edite e inedite per ricostruire la situazione dell’accoglienza alberghiera e della ristorazione in Italia dal XIII al XIX secolo. Seguendo l’itinerario intrapreso dal Goethe nel nostro Paese, il testo tratta delle città di Bolzano, Trento, Rovereto, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Ferrara, Bologna, Roma, Napoli senza trascurare i centri minori sull’Appennino, in Umbria e in Campania. A Venezia, Roma e Napoli sono inoltre dedicati degli approfondimenti sulle usanze della vita d’albergo e sui luoghi di ritrovo dei viaggiatori stranieri.Capitolo secondo - Scalchi, trincianti, credenzieriIl capitolo si apre con un breve testo dal Commentario delle più notabili cose d’Italia di Ortensio Lando (1569), nel quale con stile arguto e incalzante vengono enumerate le prelibatezze gastronomiche prodotte nelle diverse città della Penisola. A seguire, dal Libro novo di Cristoforo da Messisbugo (1557), uno dei più celebri trattati di gastronomia italiana nel Rinascimento, si pubblicano le indicazioni per accogliere ospiti illustri e alcuni esempi di composizione del menù. Dal trattato del famoso cuoco bolognese Bartolomeo Stefani (L’arte di ben cucinare, 1662) vengono scelte le pagine sulle raccomandazioni al cuoco e ai suoi collaboratori, sui banchetti secondo i mesi dell’anno e sui cibi forniti dalle varie regioni d’Italia. I brani da Il perfetto Maestro di Casa di Francesco Liberati (1658) descrivono requisiti e doveri di quei professionisti (gli scalchi, i trincianti e i credenzieri del titolo, ma anche coppieri, paggi, dispensieri, bottiglieri, canevari...) che con la loro opera rendono l’ospitalità a corte una forma d’arte. Chiudono il capitolo le pagine dedicate alla preparazione della tavola dal napoletano Ippolito Cavalcanti che con la sua Cucina teorico-pratica (1852) segna il passaggio definitivo dall’elaborata gastronomia di corte alla cucina familiare borghese.Capitolo terzo - Inviti, soggiorni, avventureOrdinati secondo l’anno del viaggio in Italia, in questo capitolo compaiono brani di venti autori che descrivono l’ospitalità ricevuta nel nostro Paese. Alberghi, conventi, case private, stazioni di posta, sordide osterie e palazzi principeschi sono i luoghi dove gli stranieri imparano a conoscere l’Italia con le sue bellezze e le sue miserie, dove si confrontano con abitudini lontane dalle loro nell’alimentazione, nel servizio e nell’arredamento, dove incontrano i tipi umani più disparati. Per le diverse nazionalità degli autori e la differente natura dei loro scritti, nonché per l’ampio arco temporale preso in considerazione (dalla fine del XVI a tutto il XIX secolo), la scelta antologica non può che essere un "assaggio" della sterminata letteratura sul tema del viaggio in Italia. Non esaustiva, dunque, tuttavia attenta alla singolarità, alla pertinenza e alla godibilità dei testi. Gli autori pubblicati sono: Michel de Montaigne, François-Maximilien Misson, Charles de Brosses, Patrick Brydone, Johann Wolfgang Goethe, Stendhal, Saint-Germain Leduc, Alexandre Dumas père, Denis-Dominique Farjasse, Arthur John Strutt, Charles Dickens, Hans Christian Andersen, Edward Lear, William W. Story, Francis Wey, Henry Alford, Henry Havard, Ferdinand Gregorovius, Stéphen Liégeard, George Gissing. Per ciascuno, alla fine del volume, è stata compilata una breve nota biografica.

Stampa

La stampa in ambito artistico è una tecnica con la quale vengono create e moltiplicate opere d’arte mediante l’utilizzo di matrici incise. Molto vario è il mondo delle tecniche di incisione che si definiscono per il materiale della matrice: incisioni calcografiche (acquaforte, acquatinta, ceramolle ecc.), xilografie, litografie, serigrafie. E la stampa fine art. Oggi le tecniche incisorie non sono affatto cambiate: venuta meno la loro stretta funzione di “moltiplicatori d’immagine” in seguito all’avvento della fotografia, continuano a essere un mezzo espressivo d’elezione per molti artisti. Lo stampatore ricopre un ruolo fondamentale interpretando il segno artistico con la sensibilità dell’artigiano.

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