La Bibbia di San Paolo

Come attestato e garantito nel Colofon, il facsimile riproduce fedelmente tutte le caratteristiche dell'originaleFormato cm 36,7 x 44,7684 pagineCopertina in pelle di colore rosso con fregi dorati sui piani e sul dorso Carta speciale, inalterabile nel tempo Stampa realizzata con retinatura non convenzionale, in 11 coloriDoratura con oro in polvereProfilatura delle pagine fedele all'originaleLegatura in piena pelleBorchie e cantonali dorati sulle coperteTiratura numerata e limitata a 1.000 esemplariGaranzia e numerazione eseguite a fuoco
La Bibbia di San PaoloBiblia Sacra. Codex membranaceus saeculi IXAbbazia di San Paolo fuori le Mura, RomaNata nel IX secolo per volere di Carlo il Calvo e destinata all’uso della Corte carolingia, questa Bibbia e` un capolavoro assoluto di arte medievale.Allo splendore delle decorazioni e alla ricchezza delle miniature, si aggiunge l’altissimo valore storico e documentario dei suoi testi.
Affidata già nel medioevo all’Abbazia di San Paolo fuori le Mura in Roma, la Biblia Sacra vi rimase per secoli conservata ad uso esclusivo dei monaci, gelosamente custodita nella Cappella delle Reliquie. Solo durante i moti rivoluzionari del 1848, fu trasferita e nascosta nel palazzo di S. Callisto, da dove, cessato il pericolo, venne riportata fra le antiche mura del convento. Nel 1974, constatato che il codice era affetto da gravi alterazioni, si convenne della necessità di un restauro: il manoscritto venne quindi sottoposto alle cure dell’Istituto di Patologia del Libro e inizialmente scompaginato per far sì che le sue carte potessero essere "curate" una ad una. Poi, dopo approfondite discussioni fra studiosi del settore e numerose prove tecniche, fu deciso di riapplicare la legatura settecentesca, anch’essa opportunamente restaurata. Nel 1981 la Bibbia tornò finalmente nell’Abbazia.E' stato un avvenimento davvero eccezionale quello che ha visto affidare, da parte dell’Abbazia Paolina e di concerto con il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, il preziosissimo volume all’Istituto Poligrafico che ha avuto l’onore di donare la prima copia del facsimile della Bibbia, oggi nei Musei Vaticani, a Sua Santità Giovanni Paolo II.
La Bibbia di San Paolo è uno dei codici che nel tempo gli studiosi hanno più indagato, nel tentativo di sciogliere ogni dubbio circa la sua origine, la sua storia e la sua destinazione. La riproduzione in facsimile ha offerto l’occasione per una serie di nuove ricerche che hanno analizzato il manoscritto sotto tutti gli aspetti, da quello codicologico a quello paleografico, da quello della critica testuale a quello storico-artistico.È apparso dunque necessario realizzare un volume di commento che raccogliesse gli interventi dei più autorevoli esponenti di ciascuna materia intervenuti per l’occasione, per fornire al pubblico una summa delle conoscenze acquisite in merito all’affascinante e complessa vicenda di questo antico e prezioso cimelio: uno strumento insostituibile per la sua interpretazione. Gli insigni studiosi, stimati esperti della loro materia, che hanno partecipato all’analisi del codice e hanno contribuito alla realizzazione del Commentario, sono: Girolamo Arnaldi, Professore Ordinario di Storia Medievale, Università degli Studi "La Sapienza" di Roma.Stefano Baiocchi osb, Bibliotecario dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura in Roma.Bernhard Bischoff, Professore Emerito della Cattedra di Latino del Medioevo, Ludwig-Maximilians- Universität, München.Henri de Sainte-Marie osb, Pontificio Istituto per l’Emendazione della Vulgata, Abbazia di san Girolamo in Roma.Maria Lilli di Franco, Direttore dell’Istituto Centrale Italiano della Patologia del Libro di Roma.Joachim E. Gahede, Professore Ordinario di Paleografia, Brandeis University Woltham, Massachusetts (USA).Jean Gribomont osb, Pontificio Istituto per l’Emendazione della Vulgata, Abbazia di san Girolamo in Roma.Jean Mallet osb, Pontificio Istituto per l’Emendazione della Vulgata, Abbazia di san Girolamo in Roma.Florentine Mütherich, Onoraria della Cattedra di Storia dell’Arte, Zentralinstitut für Kunstgeschichte, München.Giuseppe Nardin osb, Abate pro-tempore dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura in Roma Steven Pisano sj, Docente dell’Istituto Biblico dell’Università Gregoriana di Roma.Alessandro Pratesi, Professore Ordinario di Diplomatica presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari, Università degli Studi "La Sapienza" di Roma.Karl Ferdinand Werner, direttore del Deutsches Historisches Institut, Parigi.Caratteristiche:Formato cm 33 x 27580 pagineCarta filigranata73 tavole fuori testoDoratura con oro in polvereLegatura in mezza pelle ed in seta ricamataDoratura sul dorsoDue contenitori-espositori in plexiglass permettono di proteggere il Codice e il Commentario.
Nato per accogliere e tramandare la memoria degli uomini, il libro così come oggi lo conosciamo è il risultato di un lungo processo di evoluzione durante il quale, per secoli prima del rivoluzionario avvento della stampa, è stato letteralmente "costruito" a mano in ogni suo elemento e il suo contenuto diligentemente trascritto, lettera per lettera, grazie al lavoro paziente dei copisti.Il vero antenato del nostro libro moderno è il codex, un assemblaggio di "pagine" riunite in fascicoli cuciti assieme, il cui uso si generalizza all’incirca dal IV secolo d.C. e il cui successo è legato all’impiego della pergamena, derivante dalla lavorazione delle pelli di animali quali il montone, il vitello o la capra e che resterà per oltre un millennio, fino all’arrivo della carta nel XIV secolo, la materia prima prediletta per la realizzazione del libro manoscritto. Durante tutto l’alto medioevo solo negli scriptoria ecclesiastici si produssero volumi manoscritti, soprattutto di cultura religiosa: la Bibbia con diversi commentari, i testi liturgici, le vite dei Santi, le opere dei Padri della Chiesa, ed ancora trattati di morale, ma anche un buon numero di autori classici, Aristotele, Platone, Plinio il Vecchio, Cicerone. Sul finire del XII secolo, la rinascita delle città, dei rapporti economico-sociali e il conseguente affermarsi di una nuova borghesia crearono una nuova e più massiccia domanda di cultura e di libri, la produzione dei quali uscì dall’ambito dei monasteri per dar vita a nuove corporazioni di scrivani e librai. Il mondo laico aveva diverse esigenze, oltre ai testi devozionali richiedeva opere di ogni genere, dalla filosofia alla matematica, dall’astronomia al diritto, ma anche i primi romanzi cavallereschi o gli affascinanti racconti di viaggio.Fra Trecento e Quattrocento, i Signori saranno fra i maggiori acquirenti di libri manoscritti, iniziando a collezionare volumi spesso riccamente miniati, destinati a formare le prime biblioteche aristocratiche e di Stato.La realizzazione di un manoscritto era un’operazione complessa che richiedeva lunghi tempi di lavorazione. La pergamena era un materiale costoso, talvolta raro; inoltre, per confezionare un codice di medie dimensioni, di pelli ne occorrevano parecchie. La pelle veniva immersa in bagni di acqua e calce, cosparsa di un gesso che ne assorbiva ogni residuo di grasso, stesa su un telaio per farla asciugare e seccare al sole e, infine, raschiata per eliminare ogni impurità. Una levigatura con pietra pomice serviva a renderla più sottile e liscia possibile, atta a ricevere gli inchiostri. Dopo questo trattamento, si ritagliava in fogli rettangolari a loro volta piegati a formare fascicoli, solitamente formati da quattro fogli. Terminata la scrittura e l’eventuale decorazione, i fascicoli venivano cuciti fra loro e protetti da una coperta fatta di assicelle di legno rivestite di pelle e rifinita con borchie e fermagli o, secondo la sontuosità del volume, ornata di oro, argento e persino pietre preziose. Del lavoro di scrittura si occupavano uno o solitamente più scribi, in età medievale quasi sempre monaci e monache che lavoravano sotto la supervisione di un magister, spesso anche bibliotecario. Lo scriptorium, dove i manoscritti venivano copiati, decorati e rilegati e dove il lavoro ferveva per molte ore al giorno, era solitamente una sala apposita del monastero, normalmente attigua alla biblioteca. Seduto su una panca, con un leggio di fronte dove appoggiare l’originale, il copista si serviva di semplici strumenti: un calamaio di argilla o di corno contenente l’inchiostro per la scrittura, la penna d’oca tagliata in punta secondo le necessità della grafia, una riga di legno ed uno stilo a mina di piombo per tracciare la rigatura e costruire la "gabbia" di scrittura. Eventuali errori durante la copiatura del testo venivano grattati via delicatamente con una sottile lama affilata. La decorazione - cornici, iniziali ornate, capoversi - era opera di specialisti in grado di stendere, oltre ai delicati colori vegetali, anche la polvere e la foglia d’oro per i particolari più preziosi.Per le scene miniate, spesso interveniva un artista che spesso poteva anche essere un laico di chiara fama. Il termine miniatura deriva dal "minium" nome che nell’età classica indicava il cinabro (solfuro rosso di mercurio) con cui si usava dipingere di rosso le iniziali dei codici decorati. Dall’XI secolo, si usò anche il termine "alluminare", cioè dare l’allume, riferendosi alle lacche ottenute per reazione chimica dalla combinazione di pigmenti vegetali o minerali con l’allume di rocca. Un codice manoscritto era dunque un oggetto particolarmente prezioso, spesso un vero capolavoro d’arte, che per lunghi secoli intere generazioni di artefici hanno pazientemente plasmato per garantire ai posteri la conservazione e la trasmissione del sapere.

Legatoria

La legatoria nei secoli ha seguito lo sviluppo dell’arte del libro. In Italia lavorano maestri artigiani che usano ancora oggi la tecnica della legatoria manuale tradizionale, nata come vera e propria arte tra il 1500 e 1700, realizzando raffinate legature frutto di una tradizione consolidata.

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