Le miniature della Bibbia di Oxford

Formato cm 11 x 14,1531 Carte34 Miniature a piena paginaCarta speciale inalterabile nel tempoProfilatura delle pagine fedele all'originaleRilegatura in velluto rosso con fermagli in metallo e lastra di resina incisaCucitura e legatura eseguite a manoLamina in foglia d'oro cesellataTiratura limitata a 980 esemplari numeratiIl cofanettoL’opera è racchiusa in un cofanetto foderato in pelle, realizzato a mano con finestra trasparente che inquadra la miniatura in copertina
Ms W. 106The Walters Art Museum, Baltimora
Un racconto interamente per immagini, un preziosissimo ciclo che i secoli avevano quasi obliato, si dispiega nuovamente ai nostri occhi. Una finestra nel tempo che si spalanca sui secoli più splendidi del Medioevo, regno dello spirito e fucina delle arti. Le scene, che già meravigliarono i contemporanei per l'originalità delle iconografie, stupiscono ancora oggi per il tratto incisivo e fanno del Maestro di Oxford uno dei più grandi esponenti del Gotico del XIII secolo.
Questo prezioso codice miniato è il frutto della maestria di artisti e artigiani cui fu chiesto di realizzare un’opera degna della magnificenza divina; lo sconosciuto committente, un ricchissimo nobiluomo del XIII secolo, non badò a spese pur di assicurarsi un ciclo di illustrazioni bibliche convenientemente decorato.L’identità del committente che nell’Inghilterra medioevale fece realizzare dal maestro William de Brailes le splendide miniature profuse d’oro resta un enigma.Una parte delle miniature in fogli sciolti tornò alla luce alla fine del XIX secolo quando il celebre antiquario parigino Leon Gruel acquistò 31 fogli. Ne vendette 7 alla collezione Wildestein, successivamente passate al museo Marmottan di Parigi. Le 24 rimanenti restarono di proprietà del mercante che le fece rilegare in velluto cremisi con una chiusura con due fermagli in ottone. Caratteristica straordinaria di questa legatura realizzata nel XIX secolo è la presenza sul piatto anteriore di una placca in avorio scolpita sulle due facce. Il piccolo bassorilievo in avorio è un vero e proprio capolavoro di scultura gotica. Assolutamente inusuale nelle rilegature dei codici, rende questo esemplare di una raffinatezza unica. La placchetta è databile con certezza al XIV secolo e fu realizzata in Germania, più precisamente in Renania. Lo stile gotico del bassorilievo bene si accompagna alle immagini miniate per lo stile, il formato e il soggetto che rappresenta due dei momenti cruciali della vita terrena di Cristo: la Natività e la Crocifissione. Henry Walters fondatore del Walters Art Museum di Baltimora acquistò questa preziosa opera per la biblioteca del suo museo nel 1903.
Il facsimile è accompagnato da un autorevole volume di commento curato da William Noel, responsabile della sezione manoscritti al Walters Art Museum di Baltimora
Lingue italiano, inglese e tedesco.
Walters Ars Museum di BaltimoraIl Walters Ars Museum di Baltimora, Maryland è internazionalmente conosciuto e rinomato per la sua collezione d’arte, che è stata raccolta sostanzialmente da due uomini, William e Henry Walters. Le collezioni comprendono di opere d’arte che vanno dall’antico Egitto al XX secolo.
Nato per accogliere e tramandare la memoria degli uomini, il libro così come oggi lo conosciamo è il risultato di un lungo processo di evoluzione durante il quale, per secoli prima del rivoluzionario avvento della stampa, è stato letteralmente "costruito" a mano in ogni suo elemento e il suo contenuto diligentemente trascritto, lettera per lettera, grazie al lavoro paziente dei copisti.Il vero antenato del nostro libro moderno è il codex, un assemblaggio di "pagine" riunite in fascicoli cuciti assieme, il cui uso si generalizza all’incirca dal IV secolo d.C. e il cui successo è legato all’impiego della pergamena, derivante dalla lavorazione delle pelli di animali quali il montone, il vitello o la capra e che resterà per oltre un millennio, fino all’arrivo della carta nel XIV secolo, la materia prima prediletta per la realizzazione del libro manoscritto. Durante tutto l’alto medioevo solo negli scriptoria ecclesiastici si produssero volumi manoscritti, soprattutto di cultura religiosa: la Bibbia con diversi commentari, i testi liturgici, le vite dei Santi, le opere dei Padri della Chiesa, ed ancora trattati di morale, ma anche un buon numero di autori classici, Aristotele, Platone, Plinio il Vecchio, Cicerone. Sul finire del XII secolo, la rinascita delle città, dei rapporti economico-sociali e il conseguente affermarsi di una nuova borghesia crearono una nuova e più massiccia domanda di cultura e di libri, la produzione dei quali uscì dall’ambito dei monasteri per dar vita a nuove corporazioni di scrivani e librai. Il mondo laico aveva diverse esigenze, oltre ai testi devozionali richiedeva opere di ogni genere, dalla filosofia alla matematica, dall’astronomia al diritto, ma anche i primi romanzi cavallereschi o gli affascinanti racconti di viaggio.Fra Trecento e Quattrocento, i Signori saranno fra i maggiori acquirenti di libri manoscritti, iniziando a collezionare volumi spesso riccamente miniati, destinati a formare le prime biblioteche aristocratiche e di Stato.La realizzazione di un manoscritto era un’operazione complessa che richiedeva lunghi tempi di lavorazione. La pergamena era un materiale costoso, talvolta raro; inoltre, per confezionare un codice di medie dimensioni, di pelli ne occorrevano parecchie. La pelle veniva immersa in bagni di acqua e calce, cosparsa di un gesso che ne assorbiva ogni residuo di grasso, stesa su un telaio per farla asciugare e seccare al sole e, infine, raschiata per eliminare ogni impurità. Una levigatura con pietra pomice serviva a renderla più sottile e liscia possibile, atta a ricevere gli inchiostri. Dopo questo trattamento, si ritagliava in fogli rettangolari a loro volta piegati a formare fascicoli, solitamente formati da quattro fogli. Terminata la scrittura e l’eventuale decorazione, i fascicoli venivano cuciti fra loro e protetti da una coperta fatta di assicelle di legno rivestite di pelle e rifinita con borchie e fermagli o, secondo la sontuosità del volume, ornata di oro, argento e persino pietre preziose. Del lavoro di scrittura si occupavano uno o solitamente più scribi, in età medievale quasi sempre monaci e monache che lavoravano sotto la supervisione di un magister, spesso anche bibliotecario. Lo scriptorium, dove i manoscritti venivano copiati, decorati e rilegati e dove il lavoro ferveva per molte ore al giorno, era solitamente una sala apposita del monastero, normalmente attigua alla biblioteca. Seduto su una panca, con un leggio di fronte dove appoggiare l’originale, il copista si serviva di semplici strumenti: un calamaio di argilla o di corno contenente l’inchiostro per la scrittura, la penna d’oca tagliata in punta secondo le necessità della grafia, una riga di legno ed uno stilo a mina di piombo per tracciare la rigatura e costruire la "gabbia" di scrittura. Eventuali errori durante la copiatura del testo venivano grattati via delicatamente con una sottile lama affilata. La decorazione - cornici, iniziali ornate, capoversi - era opera di specialisti in grado di stendere, oltre ai delicati colori vegetali, anche la polvere e la foglia d’oro per i particolari più preziosi.Per le scene miniate, spesso interveniva un artista che spesso poteva anche essere un laico di chiara fama. Il termine miniatura deriva dal "minium" nome che nell’età classica indicava il cinabro (solfuro rosso di mercurio) con cui si usava dipingere di rosso le iniziali dei codici decorati. Dall’XI secolo, si usò anche il termine "alluminare", cioè dare l’allume, riferendosi alle lacche ottenute per reazione chimica dalla combinazione di pigmenti vegetali o minerali con l’allume di rocca. Un codice manoscritto era dunque un oggetto particolarmente prezioso, spesso un vero capolavoro d’arte, che per lunghi secoli intere generazioni di artefici hanno pazientemente plasmato per garantire ai posteri la conservazione e la trasmissione del sapere.

Legatoria

La legatoria nei secoli ha seguito lo sviluppo dell’arte del libro. In Italia lavorano maestri artigiani che usano ancora oggi la tecnica della legatoria manuale tradizionale, nata come vera e propria arte tra il 1500 e 1700, realizzando raffinate legature frutto di una tradizione consolidata.

Scopri il mestiere dell'arte
Ti potrebbe interessare anche