IL SEME INESPLORATO

Autore: Emilio Isgrò
Tecnica: ceramica
Dimensioni: h cm 56 ca
Tiratura: 20 esemplari numerati in numeri arabi + III romani
Anno: 2017
Descrizione:
Editalia ha prodotto con Emilio Isgrò un nuovo corpus di otto Semi in ceramica, due forme diverse per quattro colori brillanti. E proprio il colore caratterizza queste opere assieme alla presenza dei “nastri” di scritte e di numeri che indicano le misure matematiche dei semi ingranditi, e delle formiche, altro motivo ricorrente della poetica dell’artista, simboli ironici di operosità, umiltà, resistenza e impegno all’interno della comunità di appartenenza.
Emilio Isgrò vede il seme d’arancia come il simbolo più globale che ci sia, eppure, solo l’artista ha saputo trasformare degli scarti tanto piccoli e comuni in opere d’arte di grande impegno civile e di fortissimo impatto visivo ed emotivo.
Il primo è stato il Seme d’arancia, enorme scultura in tufo piantata in Sicilia (a Barcellona Pozzo di Gotto) da Emilio Isgrò nel 1998: «Simbolo di rinascita sociale ed economica dei popoli del Mediterraneo». Anni dopo, in occasione di Expo Milano 2015, lo stesso concetto si è esteso nelle forme scolpite in marmo bianco del monumentale Il Seme dell’Altissimo. Qui il seme assume un significato universale, è un’immagine di fecondità che dal nostro Mediterraneo raggiunge tutto il mondo con un messaggio di speranza per l’umanità. Nel novembre 2017 grazie al sostegno economico di Editalia quel grande seme ha trovato la sua collocazione definitiva nel Parco Sempione a Milano, vicino alla Triennale. Lo scavo delle fondamenta e l’inaugurazione del monumento pubblico è stata occasione per celebrare gli ottanta anni del maestro siciliano con una giornata a lui dedicata dalla Triennale dal titolo significativo “Fondamenta per un’arte civile”, un auspicio di impegno civile, un invito alla riflessione sul senso attivo dell’arte nella società.

Vetro

L'arte del vetro e Venezia formano da sempre un binomio indissolubile. Una storia lunghissima che ha inizio quando i primi veneziani si stanziarono nella zona lagunare e nel corso della quale le tecniche di lavorazione si sono accresciute e raffinate, mantenendo però sostanzialmente le modalità di sempre, i materiali e persino gli attrezzi e i gesti della tradizione codificati nello statuto della "Corporazione del Maestri Vetrai di Murano" redatto già nel XIII secolo.

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